mercoledì
25 Maggio alle ore 11.00 L'Istituto
Comprensivo di Favaro è stato INTITOLATO
alla giornalista Ilaria
Alpi
Sono intervenuti, insieme agli alunni, al personale dell'Istituto,
ai genitori, componenti degli Organi Collegiali
gli Assessori del Comune di Venezia Tiziana Agostini e Andrea
Ferrazzi Il Presidente della Municipalità di Favaro
Ezio Ordigoni
e Rappresentanti dell' Ufficio Scolastico Territoriale
di Venezia
.jpg)
.jpg)
.jpg)
Dopo
i saluti e il discorso della Dirigente Scolastica Ornella Scomparin
intervengono gli Assessori Tiziana Agostini e Andrea Ferrazzi
e il Presidente della Municipalità di Favaro Ezio
Ordigoni
.jpg)
.jpg)

Gli
alunni della scuola secondaria di 1° "G. Volpi" e delle scuole
Primarie dell'Istituto intervengono leggendo alcuni elaborati su "Ilaria
Alpi"
(l'articolo
su Ilaria Alpi scorre nel video)
"ILARIA ALPI E I DOVERI DELL'INFORMAZIONE"
di ROBERTO SAVIANO
da
archivio del quotidiano "La Repubblica"
28 giugno 2011 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
IL SIGNIFICATO
che attribuisco a questo Premio è non solo motivato dalla fine tragica
di Ilaria Alpi, che ha pagato con la vita la ricerca per la verità.
Ma anche dalla vita stessa di Ilaria Alpi che conta molto di più della
sua morte. P ubblichiamo brani del discorso pronunciato dall' autore di "Gomorra"
nel ricevere il Premio giornalistico Ilaria Alpi e che sarà trasmesso
oggi alle 23,50 su RaiTre Quando si cade, quando di muore per il proprio lavoro,
la morte, la tragedia, assolutizzano tutto, e spesso è solo quell'
evento tragico a rendere nota la persona scomparsa. Nel caso di Ilaria Alpi,
mi piace ricordare che a far paura è stato il suo talento di giornalista,
di ricercatrice, di comunicatrice, da viva. Ilaria Alpi era giornalista televisiva.
E il suo ricordo in questi mesi difficili per il giornalismo del paese, diviene
ancora più necessario. Ecco perché l' esistenza di questo premio,
e poterlo ricevere, mi fa star bene. Perché non è soltanto memoria
- cosa peraltro fondamentale - ma è un' indicazione. È intraprendere
una strada per scardinare certi meccanismi di potere. Il talento di Ilaria
Alpi è quello che mi piace ricordare ed è quello che credo possa
essere, come per Giovanni Falcone, il suo vero lascito. Falcone non è
stato solo un giudice di coraggio e di schiena dritta, ma è stato un
genio del diritto, ed è stato ucciso come Ilaria Alpi, per la sua bravura.
Ricordarlo, significa dirci che abbiamo il dovere di essere bravi. Certo dobbiamo
indignarci, ne abbiamo il diritto. È necessario protestare, ma dobbiamo
anche e soprattutto fare bene il nostro lavoro. L' unica speranza che vedo
per il nostro Paese è proprio questa: contare sulla nostra bravura.
L' Italia è piena di talenti, bisogna ripartire da lì. Ricevere
questo premio è come ricevere un ordine: sii sempre migliore. In queste
ore difficili per il giornalismo italiano ci si trova dinanzi alla difficoltà
di dover difendere la qualità del racconto. Di difendere le parole.
Di non farle divenire estorsione, ricatto, meccanismo in mano ai faccendieri.
La credibilità del giornalismo si perde quando non approfondisce, quando
non rispetta, quando non conferma, quando non ricerca. Media non credibili
generano una democrazia a rischio. Il risultato è che la Tv pubblica,
viene condannata a un decadimento inevitabile. L' abbassamento progressivo
della qualità dei giornalisti o degli showmen vicini al governo in
questi anni ha prodotto trasmissioni mediocri e spesso imbarazzanti. Mediocri
non perché filoberlusconiane, ma perché superficiali, miopi,
zoppicanti: insomma ciò che rende il Tg1 spesso imbarazzante ancor
prima della evidente posizione filogovernativa, è l' inconsistenza
dell' approfondimento, la spregiudicatezza nell' omissione. I giornalisti
uccisi nel mondo solo moltissimi ogni anno, e questo dato, impressionante,
deve far capire il valore della comunicazione. Spesso tutto passa sotto silenzio
perché il giornalismo in molti casi è diventato un lavoro orrendo.
La coscienza il giornalista se la fa a seconda del giornale in cui hai trovato
un buco dove scrivere, un' opportunità di lavoro. E vengono definiti
giornalisti spesso semplici estorsori o uffici stampa di gruppi di potere.
Ma dinanzi alle stragi di giornalisti, dinanzi alle continue censure, si riaccende
d' improvviso la luce su un mestiere, si comprende il peso specifico delle
parole, si comprende che la condanna arriva quando superi la linea d' ombra,
quando una storia non è più solo per addetti ai lavori e non
può più essere relegata a spazi angusti. È importante
riflettere su questo perché oggi, a torto, si ritiene che si possa
dire tutto in totale libertà: nonè così. Puoi dire tutto
a una condizione. Che nessuno ti legga o ti ascolti. Che le tue parole siano
ignorate. In quel caso c' è il massimo della libertà d' espressione.
È il talento che riesce a veicolare alle persone una storia. È
il talento il pericolo. È il talento ciò da cui la ricerca,
la comunicazione nuova, in Italia, deve ripartire. Del resto io sto parlando
dall' Italia, non dal Nicaragua, né dalla Somalia. Non dalla Libia,
non dall' Iran non dalla Cina o da Cuba. Nessuno di noi crede di vivere in
un paese in cui non si ha il diritto di parola. La censura da noi è
cosa diversa. Non è eliminazione,è abbassare il volume della
tua voce in modo che tu non possa essere sentito. Questo avviene soprattutto
per le trasmissioni televisive scomode per il governo. Ciò che si vuole
ottenere sono meno mezzi per meno uomini, meno contratti e di conseguenza
meno storie raccontate, meno opinioni espresse, meno dibattito. Oggi il successo
lo decretano sharee copie vendute e questo rischia di non permettere di sperimentare.
Si rischia di cristallizzare il livello dei prodotti che siamo in grado di
offrire, perché per paura di perdere share e non vendere copie si sperimenta
meno. E se non superi la linea d' ombra, non esisti. Se le trasmissioni Rai
invise al governo dovessero avere una flessione di ascolti, avrebbero vita
ancora più difficile, quindi la condizione necessaria per continuare
a lavorare è mantenere sempre un enorme successo. Lo share è
dato da un pubblico attivo, si tratta di cittadini e non solo di mercato.
È cittadino chi non condivide, ma fa partire la riflessione, chi anima
il dibattito, chi riflette su un argomento che non aveva mai approfondito
prima. Lo spazio televisivo non vuole educare ma essere uno spazio di condivisione.
I poteri invece oggi vogliono solo tifo. Non si tratta di fare moralismo letterario,
ma la politica è tifo nella misura in cui impedisce il ragionamento,
che avviene soprattutto nel dissenso, nel non condividiamo ma ragioniamo.
Il ruolo dell' informazione oggiè cruciale se riesce a fornire spazi
di approfondimenti e non semplicemente giochini di opinioni. E questo Premio
mi è caro perché ci ricorda l' importanza della professione
del racconto, e se si riuscirà a percorrere la strada tracciata da
Ilaria Alpi, giornalista televisiva, significherà per me aver fatto
molto. -
ROBERTO SAVIANO